Pollino Sede: Complesso monumentale Santa Maria della Consolazione - 85048 Rotonda (PZ)
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Il vasto territorio del Parco Nazionale del Pollino, il più grande d’Italia con i suoi 192.565 ha, compreso tra due regioni – Calabria e Basilicata – e due mari – Jonio e Tirreno – è stato inevitabilmente fin dall’antichità luogo d’incontro di popolazioni di provenienza diversa. Le tracce delle differenti culture susseguitesi e incrociatesi sono ancora oggi ben visibili tra queste montagne.

Le evidenze più antiche della presenza dell’uomo nell’area del Parco sono state individuate a Celimarro di Castrovillari, in un sito posto lungo la vallata del fiume Coscile. Questa località ha restituito, tra gli strati di un banco di travertino, manufatti litici databili al Paleolitico inferiore frammisti a resti di mammiferi, tra cui l’uro o bue selvatico (Bos primigenius), estinto ormai da secoli.
Di enorme importanza i rinvenimenti paleolitici presso la grotta del Romito, nel comune di Papasidero, uno dei più importanti siti preistorici della penisola. Su un masso calcareo all’ingresso della grotta è incisa la magnifica figura di un toro, risalente a circa 12.000 anni fa. È la più grande incisione rupestre di quell’epoca esistente sul territorio italiano e viene considerata una delle più importanti testimonianze dell’arte preistorica in Europa. Sullo stesso masso sono state rinvenute altre figure di bovidi e, nelle immediate vicinanze della grotta, anche alcune sepolture.

Anche durante l’età dei metalli l’area è assiduamente frequentata. Lo dimostrano, ad esempio, i corredi tombali dell’età del Ferro di Laino Borgo e Castello – lungo la valle del Lao, un’antica via fluviale utilizzata come direttrice di spostamento – l’insediamento eneolitico della grotta di Donna Marsilia a Morano, i ritrovamenti di ceramica dell’età del Bronzo di Senise e Castelsaraceno.
La fondazione sul Mar Jonio della città achea di Sibari collega il massiccio del Pollino alla colonizzazione greca della Magna Grecia. I traffici e gli scambi commerciali dei Sibariti si svilupparono lungo percorsi di valico e fondovalle sino al Mar Tirreno, ove fondarono la città di Laos, che svolse un ruolo fondamentale nei rapporti che Sibari ebbe con gli Etruschi. L’ellenizzazione delle comunità indigene del Pollino si espresse con la fioritura di molteplici centri di civiltà italica, tra i quali quello di Cersosimo. Ben presto, però, la convivenza tra popolazioni indigene e coloni greci divenne difficile. Si aprì una stagione di cruenti scontri che ebbe termine solo quando tutta l’area fu conquistata da Roma. Pochi anni dopo la presa di questo territorio i Romani costruirono la via Popilia, la prima strada che per collegare Reggio Calabria a Capua attraversava il cuore del massiccio, fissando una delle sue stationes a Morano ed un’altra a Rotonda, l’antica “Nerulum”.

La via Popilia continuò ad essere adoperata per tutto il Medioevo come fondamentale arteria di comunicazione ma divenne anche parte del percorso che utilizzavano i pellegrini per recarsi in Terra Santa. Essa superava il valico di Campotenese e, nel territorio di Morano, passava nei pressi dell’insediamento medievale di Sassone, i cui ruderi costituiscono oggi una suggestiva località archeologica.
L’avvento della dominazione Normanna condusse alla creazione di grandi centri monastici, che divennero ben presto gli elementi centrali nelle dinamiche socioeconomiche de singoli territori. L’esigenza di mettere a coltura e di rendere produttivi i propri territori spingeva i monaci a favorire l’insediamento dei coloni, sia con l’esenzione dai pesi fiscali che con l’abolizione delle prestazioni più gravose. È così che intorno a queste strutture religiose nascono alcune centri abitati. È il caso, ad esempio, di Francavilla sul Sinni – fondata per la presenza della Certosa di San Nicola – e S. Basile, a servizio del monastero bizantino di S. Basilio Craterere.
Tra il 1470 e il 1540 arrivarono numerosi esuli dall’Albania, in fuga dalla loro terra invasa dai turchi. Si insediarono su queste montagne dando vita a piccole comunità molto attente a conservare lingua, costumi e tradizioni del Paese d’origine. Negli anni successivi – anche in seguito ad altre ondate migratorie, di minori dimensioni –consolidarono la propria presenza fondando numerose cittadine:
Civita, S. Basile, Lungro, Acquaformosa, Plataci, Frascineto, S. Costantino Albanese e S. Paolo Albanese. La comunità albanese del Pollino è una delle più importanti in Italia. A Civita e S. Paolo Albanese si possono visitare i musei della Civiltà Arbëreshe, che conservano numerosi oggetti, attrezzi e costumi tipici, così come di grande interesse religioso sono le funzioni di rito greco- bizantino.

Negli stessi anni si accresce in maniera rilevante il numero di edifici di culto, alcuni dei quali – come già in passato – localizzati in contesti di grande suggestione paesaggistica. Tra questi si ricordano in particolare la chiesa di Maria S.S. di Costantinopoli a Papasidero, incastonata nelle gole del Lao, il Santuario di S. Maria delle Armi a Cerchiara, significativa testimonianza di arte rinascimentale abbarbicata su una ripida parete rocciosa,. il Santuario di S. Maria dello Spasimo a Laino Borgo, conosciuto meglio con il nome di S. Maria delle Cappelle per le sue quindici piccole cappelle affrescate con scene della vita di Cristo.

Accanto agli edifici sacri nei tanti paesi del Parco si trovano anche numerosi palazzi nobiliari e strutture fortificate. Chiaromonte ne è uno splendido esempio. La cittadina nel corso del medioevo assunse le caratteristiche di terra murata tramite la trasformazione dell’antica roccaforte in vero e proprio castello edificato e con la costruzione della potente cinta muraria dotata di tre porte. Innumerevoli sono i castelli: il Castello Aragonese di Castrovillari risalente al 1478, straordinario esempio di architettura militare attribuita a Francesco Giorgio Martini, giunto a noi pressoché intatto; quello normanno di Senise, parte di un complesso sistema difensivo creato a difesa della valle sottostante; il castello feudale di Episcopia (XIV secolo), con torre duecentesca, che seppur manomesso da successivi interventi conserva l’aspetto e l’imponenza originaria.
All’interno dei centri storici si rileva una cospicua presenza di palazzi signorili, in genere edificati tra il XVI e il XIX secolo. Tra i più belli vi sono i palazzi Dolcetti, Lauria e Di Giura a Chiaromonte; l’originale palazzo Mazzilli a Calvera, ornato sulle pareti esterne con un cornicione rappresentante le quattro stagioni, le case nobiliari Frabasile e Verderosa a Episcopia, il palazzo Amato a Rotonda e il palazzo De Filpo a Viggianello.
Molti borghi, nonostante i numerosi terremoti susseguitesi, hanno conservato la struttura originaria e hanno dei centri storici davvero suggestivi. Tra questi si menzionano Aieta, Civita, Morano Calabro e Viggianello, inclusi tra i Borghi più belli d’Italia.

I confini del Parco

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Tipo post
Bene culturale
Parco nazionale