Gran Paradiso Sede: Via Pio VII, 9 - 10135 Torino
339

Il Parco Nazionale del Gran Paradiso abbraccia un vasto territorio di alte montagne, fra gli 800 metri dei fondovalle e i 4.061 metri della vetta del Gran Paradiso. Le prime testimonianze certe dell’antropizzazione di questi luoghi risalgono alla fase conclusiva del Neolitico, tra la fine del IV e gli inizi del III millennio a.C, cui si riferisce un insediamento di capanne su collina.

A partire da questa fase, probabilmente nel momento di transizione tra il Neolitico finale e l’Eneolitico Antico, incominciano ad insediarsi nuove comunità, foriere di innovazioni tecnologiche e della metallurgia, come confermerebbe la scoperta di un’estesa necropoli e un’industria litica a Villeneuve.

Prova di un’occupazione sistematica ci viene anche dalla città di Aosta, nella periferia ovest presso la chiesa di Saint Martin de Corléans, dove è stata rinvenuta un’ampia area di culto e di sepoltura, attiva per tutto il III millennio a.C., realizzata con monumenti megalitici. Scarse sono invece le testimonianze in questa zona dell’età del Bronzo e del Ferro.

Nel corso del II secolo a.C. avviene la progressiva romanizzazione della Cisalpina: l’area, compresa poi nella Transpadana augustea, è terra controllata dai Salassi, ricca di risorse agricole, ma anche fascia di controllo della Alpi alpine e dei paesi verso settentrione, nonché zona particolarmente florida per le risorse minerarie. Il gruppo etnico dei Salassi è menzionato dagli storici antichi, Catone e Polibio, a partire dal II secolo a.C., quando sono costretti a cedere ai Romani le miniere e il fondovalle, a seguito della vittoria nel 140 a.C. di Appio Claudio Pulchro, e ad arrendersi definitivamente nel 25 a.C. con Aulo Terenzio Varrone Murena, momento in cui vengono venduti come schiavi. L’organizzazione romana del territorio oltre che dalla fondazione della colonia augustea di Augusta Praetoria Salassorum si può leggere anche nella sistemazione di numerosi percorsi stradali, quali la strada per le Gallie.

Con la caduta dell’Impero Romano si verifica, tra il IV e il V secolo d.C., una contrazione demografica con contestuale declino degli insediamenti principali; incursioni e disordini segnano anche la disgregazione del tessuto urbano e l’inizio di un incipiente processo di ruralizzazione; la precedente rete stradale romana diventa direttrice di una nuova organizzazione ecclesiastica.
A partire dall’ XI secolo si assiste al fenomeno dell’incastellamento, ovvero alla diffusa realizzazione di strutture difensive con lo scopo di dominare sui rilievi montuosi, di presidiare le principali vie di comunicazione per l’esazione dei pedaggi, nonché di controllare gli appezzamenti agricoli (fonte di sostentamento in tempo di invasioni e guerre sociali). Dalla metà del XIV secolo si registra un periodo di sicurezza e cessazione delle guerre locali, tanto da assistere all’abbandono delle precedenti rocche e all’edificazione di strutture, ormai simili a dimore signorili, in luoghi accessibili. A partire dal 1559, a seguito della pace di Cateu Cambrésis, si costituisce lo stato sabaudo ed Emanuele Filiberto si riappropria di queste terre, asservendo i propri vassalli e impedendo loro di edificare o riparare qualsiasi struttura militare.

Nel 1856 Vittorio Emanuele II dichiara Riserva Reale di Caccia le montagne del Gran Paradiso, al fine di salvaguardare lo Stambecco alpino ormai decimato, dopo anni di sterminio prima in Austria all’inizio del ‘700, poi in Svizzera agli inizi dell’800 e ancora in Francia, nella regione del Delfinato. Le cacce reali, che durarono fino ai primi anni del ‘900, hanno inoltre permesso la creazione di una fitta rete stradale in tutte le valli del Parco e alla creazione di un corpo di guardia specializzato. Vittorio Emanuele III nel 1920 dona la riserva di caccia allo Stato Italiano, a condizione che quest’ultimo ne facesse un Parco Nazionale per la protezione della flora e della fauna alpina.

I confini del Parco

Fai click sul nome di ciascun comune per scoprire i beni presenti nel suo territorio

Tipo post
Bene culturale
Parco nazionale