Abruzzo, Lazio e Molise Sede: viale Santa Lucia - 67032 Pescasseroli (AQ)
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L’area del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise è frequentata dall’uomo fin dal Paleolitico. Durante la stagione estiva erano numerosi i cacciatori che dalle zone più temperate dell’Abruzzo interno – come le sponde del lago del Fucino – si spostavano nelle aree montane, impraticabili in inverno, a caccia di stambecchi, camosci e marmotte ed alla ricerca di silice, utilizzando le grotte e i ripari naturali.

Con l’età del Ferro ha inizio un processo di occupazione sistematica del territorio che porta alla creazione di insediamenti fortificati, situati in posizione elevata a controllo di punti obbligati di passaggio lungo il fiume Sangro. Uno di questi abitati dovette certamente occupare la zona dove oggi sorge Opi, mentre un secondo era situato sulle alture circostanti il lago di Barrea. Già dalla tarda età del Ferro, in tutto il territorio, accanto agli insediamenti fortificati di altura, si ritrovano piccoli insediamenti, disposti prevalentemente lungo le vie di comunicazione. I loro abitanti vivevano di pastorizia e coltivavano per il consumo locale.
Nel corso del V secolo si vennero ad enucleare i vari popoli di ceppo sannitico – i Marsi, i Volsci e i Pentri – che diedero vita a veri e propri piccoli stati etnico territoriali retti da oligarchie gentilizie. I rinvenimenti di ceramica di questo periodo entro i confini del Parco testimoniano che la popolazione continuò a frequentare anche in periodo sannitico le alture, che costituivano punti di osservazione ottimali sul bacino del Sangro. L’alta Valle di Sangro, costituiva per i Sanniti Pentri una terra di confine ed un punto di scambio sia con i Marsi, gravitanti sul Fucino, che con i Volsci stanziati nel Lazio Meridionale.
La struttura dell’area, chiusa tra alte montagne e segnata da gole profonde, sconsigliò ai romani un attacco per molti anni. Tuttavia anche questi territori, con la definitiva sconfitta dei sanniti nel 290, entrarono nella sfera di governo di Roma. La zona compresa entro i limiti del Parco Nazionale d’Abruzzo venne inglobata nella prefettura romana di Atina.
Nel corso del III e del II secolo a.C. si assistette ad una trasformazione del sistema insediativo; le popolazioni dell’alta Val di Sangro, pur continuando a frequentare gli abitati di altura funzionali al controllo del territorio, occuparono massicciamente la zona pedemontana con aggregati anche di grosse dimensioni, posti lungo assi viari nei punti di incontro e commercio.
Solo con il I a.C. e la concessione della cittadinanza romana anche ai Sanniti-Pentri, ha termine il lungo periodo di romanizzazione iniziato oltre due secoli prima e si assiste ad un profondo mutamento nel quadro amministrativo, con la creazione del municipio di Aufidena (Castel di Sangro).
In età tardo antica e altomedievale continuarono ad essere occupati i più importanti centri di fondovalle (Val Fondillo, Pian del Molino) e, accanto a questi, iniziarono a sorgere insediamenti monastici, soprattutto ad opera di anacoreti cistercensi. Inoltre, a causa del perpetuarsi di circostanze politiche incerte, si assistette ad una rioccupazione dei siti di altura già fortificati in epoca preromana: i “Castelli” che domineranno il paesaggio fino ad anni recenti, dando origine ai moderni paesi arroccati caratteristici della Val di Sangro (Opi, Civitella Alfedena, Barrea). Secondo alcuni studiosi la posizione di questi borghi non aveva in realtà motivazioni difensive bensì pratiche: conveniva realizzare i centri abitati su speroni di roccia e lasciare libero il fondovalle per le coltivazioni. Molti di questi nuclei insediativi hanno conservato i caratteri tipici della struttura medievale e meritano davvero l’esperienza di una visita (Opi e Scanno sono compresi nell’elenco dei Borghi più belli d’Italia).
Anche sul versante molisano la maggior parte degli abitati sorge su poggi e speroni di roccia o comunque in luoghi facilmente difendibili. Nel corso degli ultimi due secoli tale consuetudine è stata sostituita dalla tendenza alla realizzazione di urbanizzazioni sparse, in singole dimore o piccoli nuclei rurali, in ragione sia dell’accresciuta sicurezza – che rende non più necessario l’arroccamento – che per la divisione delle grandi proprietà feudali. Questa nuova modalità di insediamento caratterizza i paesi con ampie estensioni di superfici agricole, che hanno registrato una progressiva riduzione degli abitanti dei nuclei originari.

I confini del Parco

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Tipo post
Bene culturale
Parco nazionale