Majella Sede: Palazzo Di Sciascio, 66 - 66016 Guardiagrele (CH)
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La Majella ha ospitato gruppi umani già a partire dal Paleolitico – quando compare inizialmente Homo erectus e poi Homo sapiens – come testimoniano i ritrovamenti nei siti di Valle Giumentina, Grotta degli Orsi e Grotta del Colle. Durante il Neolitico (6600 – 4500/4000 a.C.), grazie ad un mutato ambiente di vita e anche all’arrivo dall’oriente di popolazioni agricole, inizia a svilupparsi una nuova comunità sempre più stanziale, che predilige insediarsi in piccoli villaggi, alleva gli animali e produce vasellame adibito alla cottura e alla conservazione dei cibi.

Il maggiore insediamento di questa fase è il villaggio di Fonti Rossi a Lama dei Peligni, la cui scoperta nel 1914 ha permesso che si potesse iniziare a parlare del cosiddetto Uomo della Majella. Un’ulteriore documentazione, che prova una continuità di frequentazione dall’inizio del Neolitico fino alla fine dell’età del Bronzo, è costituita dalla Grotta dei Piccioni (Bolognano), sita su uno sperone roccioso a strapiombo sul fiume Orta. Scoperta nel 1954, la grotta usata prevalentemente a scopo cultuale e intensamente frequentata da pastori con le loro greggi, ha restituito asce, falcetti, selce scheggiate, macine, pestelli, ossidiana, conchiglie ornamentali e ceramica.

L’età del Bronzo, poco distinta dalla precedente, alla quale si riconducono reperti ceramici, manufatti in bronzo e pitture rupestri e in grotta, si rintraccia in numerose località, quali Tocco da Casauria, Bolognano, Caramanico, Serramonacesca, Pretoro, Rapino, Pennapiedimonte, Fara San Martino, Rivisondoli, Pacentro e in località Madonna degli Angeli. Dalla tarda età del Bronzo la pastorizia incomincia a ricoprire un ruolo notevole nell’economia di queste comunità, grazie ad un clima di tipo oceanico, ottimale per lo sviluppo della vegetazione e per il conseguente incremento dell’attività pastorale.

È l’età del Ferro invece il momento in cui si forma e si stabilizza quella che viene chiamata “civiltà appenninica”, rappresentata a pieno titolo dagli Italici. L’organizzazione del territorio si concretizza in una corona di insediamenti fortificati posizionati sulle alture che circondano la pianura, a esclusione del confine orientale, naturalmente difeso dal monte Morrone.
Il periodo italico è caratterizzato dallo sviluppo della civiltà picena, che dà vita ad insediamenti fortificati, arroccati sulle sommità o lungo le pendici dei rilievi appenninici. Le diverse tribù, come i Peligni, sono ordinate in una sorta di città stato, detta touta, guidate da un capo annuale affiancato da due assemblee. In età preromana il territorio è suddiviso in pagi, a loro volta articolati in uno o più vici. Intorno al massiccio della Majella sorgono le città di Corfinium, Sulmo, Interpromium, Cluviae, Iuvanum. All’interno di questo quadro insediativo un’importanza particolare assumono anche i santuari, come quello presso Sulmona, dedicato a Ercole Curino.
Durante il principato augusteo l’Abruzzo e il Molise sono ripartite nella IV regione Sabina e Samnium ed il territorio peligno è diviso in tre distretti, ognuno guidato da un municipio: Corfinium (Corfinio), Sulmo (Sulmona) e Superaequum (Castelvecchio Subeequo). In questo periodo viene rilanciata la pastorizia ed implementata la rete stradale, elevando in alcuni casi al rango di grandi arterie antichi tratturi. La regione è ora collegata a Roma dal principale asse stradale della Via Valeria, in seguito Claudia-Valeria, che permette di raggiungere Pescara. L’arteria incrocia inoltre la via Claudia Nova (proveniente da Amiterno) e la via Minucia, che attraversa il territorio peligno, passando per Sulmona.
In Età Medievale l’invasione dei Longobardi del 568 d.C. e la successiva dominazione dei Franchi della fine dell’VIII secolo, investirono questa regione a metà fra il Ducato di Spoleto e il Ducato di Benevento. La toponomastica ancora conserva testimonianze longobarde nell’area maiellese, cosi come è diffuso il culto di san Michele Arcangelo, protettore dei Longobardi convertiti. A partire dal IX secolo si sviluppa su tutto il territorio un’estesa rete di monasteri che rispondono ai tre importanti poli abbaziali di San Vincenzo al Volturno, Montecassino e San Clemente a Casauria. Tra i secoli XI e XII si assiste al processo di incastellamento nel territorio della Majella quando, dietro impulso delle signorie monastiche o laiche, la popolazione, con lo scopo di proteggersi dalle continue invasioni, si insedia in veri e propri centri abitati collocati in posizioni dominanti e chiusi da mura .

A partire dal 1140, con Ruggero II, i Normanni si stanziano in questa zona e l’annettono al Regnum Siciliae. Federico II unifica la regione dal punto di vista amministrativo e stabilisce come capitale Sulmona, che rimarrà tale fino al 1254, quando verrà fondata L’Aquila.
Nel periodo basso medievale nel territorio della Majella, si intrecciano storie di signorie feudali sia locali, come i Cantelmo e i Caldora, che napoletane e romane. Nel periodo angioino e ancora nel periodo aragonese la zona assume un ruolo vitale al livello peninsulare; i secoli che vanno dal XII al XVI assistono ad uno sviluppo crescente di alcuni centri attraversati dalla via dorsale appenninica, come L’Aquila, Popoli, Sulmona, Castel di Sangro, e di località montane attive nell’industria armentizia (quest’ultima ancora perno dell’economia maiellese almeno fino alla fine del XVIII secolo). Artigiani specializzati nella lavorazione di pietra, legno, ferro battuto, stucchi, dalla Lombardia si stabiliscono in Abruzzo dopo il terremoto del 1456.

Se tra il XVII e la metà del XIX secolo si può parlare di una vera e propria civiltà borghese della montagna, caratterizzata da una classe benestante con un elevato livello culturale, con l’Unità d’Italia le condizioni di vita della Majella mutano radicalmente e si apre una profonda crisi, acuita dall’esodo della borghesia e dalla forte emigrazione.
Nell’800 si assiste inoltre ad un diffondersi sempre maggiore del fenomeno del brigantaggio, come proverebbe “La Tavola dei Briganti”, grande lastra di roccia scivolata dal Monte Cavallo, davanti dell’Orfento, con sopra incisi nomi, pensieri, brevi scritte, invettive, terre d’origine, lasciati ad imperitura memoria da briganti, da pastori e probabilmente da tutti coloro che nel corso del tempo si sono avvicendati in questo luogo, una sorta di quartiere generale secondo la vulgata. Tra queste incisioni va menzionata la più famosa, realizzata dai briganti, in cui si legge “nel 1820 nacque Vittorio Emanuele II re d’Italia. Prima era il regno dei fiori ora è il regno della miseria”.

I confini del Parco

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Tipo post
Bene culturale
Parco nazionale