Foreste Casentinesi Headquarters: via G. Brocchi, 7 - 52015 Pratovecchio (AR)
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L’utilizzo da parte dell’uomo dell’area delle Foreste Casentinesi ha origini molto antiche ed è stato sempre molto influenzato dalle vicende della vicina città di Arezzo. In epoca romana la frequentazione di questo territorio divenne più intensa nel corso del I secolo a.C., durante il quale si formarono due colonie. A questa epoca risalgono i resti di insediamenti residenziali visibili in più luoghi, compresi tra i 360 ed i 630 m di altitudine.

La presenza di questi siti, in particolare nei comuni di Poppi e Bibbiena, è testimoniata da aree di frammenti fittili emergenti in superficie.

Dalle poche informazioni disponibili si evince che durante l’alto Medioevo il Clusentinum rientrava nella Marca di Tuscia, zona di confine tra i comitati di Arezzo e Fiesole. Tra il IX e il X secolo la crisi nell’ordinamento pubblico e la destrutturazione del sistema di governo territoriale carolingio determinarono un indebolimento dei poteri centrali e un conseguente rafforzarsi di quelli locali, qui rappresentati dai vescovi di Arezzo, da alcune famiglie comitali e dalle numerose fondazioni monastiche della zona. In particolare alla destra dell’Arno avevano ritagliato spazi di potere i Guidi, signori di un’ampia porzione territoriale estesa su tutto il crinale appenninico e sul versante romagnolo, che consolidarono i loro possessi in Casentino nella prima metà dell’XI secolo.
La frequenza e l’importanza delle fondazioni monastiche in questo territorio, ebbero un ruolo strategico per le comunicazioni appenniniche. Fu in questo periodo che le foreste del Casentino divennero tebaidi montane aperte alle più severe forme di ascetismo eremitico. La dissoluzione dei diritti dei vescovi fiesolani sulla vallata casentinese, che dovette precedere quella dei loro colleghi aretini, favorì l’emergere della famiglia dei Guidi, i quali si impadronirono dei principali raccordi stradali che consentivano l’accesso all’area fiorentina dominando, con le rocche di San Niccolò, Raggiolo, Montemignaio, Poppi, il versante occidentale del sistema di comunicazioni. Le fondazioni religiose si incardinarono sulla viabilità della valle, determinando la creazione di nuovi centri che andarono ad aggiungersi al reticolo territoriale delle pievi sorte lungo le principali arterie che attraversavano il Casentino.
Responsabile del processo di incastellamento che aveva dato al Casentino il suo profilo turrito e castrense, l’aristocrazia che si era spartita il territorio nel corso dell’alto Medioevo cedette il passo alle dinamiche città mercantili di Firenze ed Arezzo, avviando un processo che condusse all’esautorazione del potere feudale a favore di quello comunale.
Le alterne fasi delle guerre comunali in Toscana ritoccarono a più riprese la mappa dei confini politici del casentino: Bibbiena, antico nucleo di beni episcopali aretini, seguì il declino del vescovo Guglielmino Ubertini dopo la rotta ghibellina di Campaldino (1289).
A seguito della vittoria di Campaldino, Firenze decise la creazione di avamposti lungo l’Arno, fondando le “terrenove” di S. Giovanni Valdarno, tra Figline e Montevarchi; la Terranuova Bracciolini, fronteggiante Montevarchi; Castelfranco di Sopra, tra la diocesi di Fiesole ed Arezzo. Nello stesso periodo i Fiorentini rifortificarono Montevarchi e Figline, mentre il consolidamento dell’espansione aretina avvenne nelle conche nord – orientali, con il potenziamento delle difese di Bibbiena e la ricostruzione delle mura della fortezza di Sansepolcro nel 1318.
La definitiva cessazione delle autonomie feudali coincise con la vittoria fiorentina nella battaglia di Anghiari (1440). Isecolisuccessivi(dalXVIalXVIII)videroilconsolidarsi dell’appoderamento e dell’insediamento sparso: ville – fattorie, realizzate con capitali urbani da cui dipendevano numerose case coloniche.
Con l’800 si registrò un decisivo incremento demografico ed un aumento dei centri urbani di pianura, con l’introduzione di colture nuove come il tabacco ed il potenziamento di quelle tradizionali come ulivo e vite.
Frattanto il Casentino assistette alla frammentazione della grande proprietà agricola. Qui, nel 1787, Pietro Leopoldo ricevette da Pietro Ferroni l’incarico di progettare una “strada barrocciabile casentinese” che da Pontassieve risalisse al passo della Consuma, per meglio collegare queste zone, marginali ma già molto frequentate da viaggiatori. Nello stesso periodo a Stia venne impiantata una grande fabbrica laniera lungo l’Arno. Realizzata inglobando lanifici e gualchiere quattrocenteschi, divenne un centro economico di grande importanza per tutta la zona, grazie alla rinomata produzione del caratteristico feltro casentinese.
Tra il 1879 ed il 1888 venne realizzata la ferrovia Arezzo Stia, impiegata anche per la transumanza invernale dalla maremma verso il Casentino.

I confini del Parco

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Tipo post
Bene culturale
Parco nazionale