Dolomiti Bellunesi Sede: Piazzale Zancanaro, 1 - 32032 Feltre (BL)
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Il Parco delle Dolomiti Bellunesi si sviluppa interamente a nord della Val Belluna e comprende i rilievi di Monte Pavione, delle Vette Feltrine, di Piazza del Diavolo, dei Piani Eterni-Errera-val Falcina, della valle Scura, dei Monti del Sole e della Schiara Occidentale. Il rinvenimento di strumenti silicei sulla parte sommitale del Monte Avena inquadra la prima presenza umana in questa zona già a partire dal paleolitico medio (120.000-40.000 anni fa), momento in cui compaiono gli uomini di Neanderthal, più evoluti e strutturati, abili intagliatori della pietra e dell’osso e dediti alla caccia di grandi mammiferi.

Tracce di frequentazione nella stessa zona, legate più che altro all’estrazione e lavorazione di materiale litico, sono documentate anche nel Paleolitico superiore. Sempre a questo periodo va riferita la presenza di piccoli gruppi nomadi, cacciatori-raccoglitori, che occupano siti all’aperto e ripari sotto roccia, come testimonierebbero i ritrovamenti abitativi in Val Cismon e la tomba del Cacciatore risalente a circa 12.000 anni fa. Altre scoperte archeologiche – come quella della stazione mesolitica di Mondevàl di Sora, in cui fu rinvenuta una sepoltura con ricco corredo – hanno indotto gli archeologi ad abbandonare l’idea del “vuoto antropologico” in età preistorica nel settore centrale delle Dolomiti Bellunesi, ipotizzando, viceversa, la presenza di una comunità di cacciatori ormai semi-sedentari.

Il Neolitico (5500-3300 a.C.) è il momento in cui le testimonianze di insediamenti stanziali sono più numerose, poiché da una società dedita alla raccolta e alla caccia, si passa ad un’economia fondata sull’agricoltura e l’allevamento. Ora l’uomo costruisce villaggi, come testimoniano i numerosi rinvenimenti. Con la fine dell’età del Bronzo, si assiste ad una rapida trasformazione delle comunità locali e alla compenetrazione di diverse culture e popoli. L’età del Ferro se da un lato vede Belluno, Cadore e Alpago interessate da influssi celtici, dall’altro registra a Mel e Cavarzano la presenza rilevante dei Paleoveneti, popolo che affonderebbe le sue origini in Asia Minore (attuale Turchia). Non meno rilevante la presenza di influenze retiche, come testimoniato dalle numerose tracce visibili nella città di Feltre.

La romanizzazione di questa zona si registra già a partire dalla fine del III sec. a.C., quando all’occupazione militare del territorio celtico- cisalpino da parte dell’esercito romano seguì l’avvio di interventi sia a carattere politico-amministrativo che urbanistico. Il territorio del Veneto orientale, che Livio chiama Venetorum angulus, vede pertanto una lenta e pacifica penetrazione romana che si manifesta con la fondazione della colonia latina di Aquileia nel 181 a.C., la realizzazione di arterie stradali di collegamento (quali la Via Annia, la via Postumia e la più recente via Claudia Augusta Altinate), la conseguente nascita – a partire dalla metà del I sec. a.C – di numerosi municipi come Bellunum (Belluno), Feltria (Feltre), Iulium Carnicum (oggi Zuglio), Opitergium (Oderzo). In questa fase tutta la zona ricopre un rilevante ruolo strategico per il controllo dei valichi alpini. I due municipi più importanti, Belluno e Feltre, si strutturano su impianti castrensi e viene aperta, nel I sec. a.C., la via militare Claudia Augusta Altinate, con lo scopo strategico di collegare rapidamente Altino con i territori della Rezia, lungo il Danubio.
In Età Medievale Belluno e Feltre divengono sedi vescovili. Dopo le dominazioni bizantina, longobarda e franca si viene a definire un territorio gerarchizzato, in cui queste due città ricoprono un ruolo egemone, sotto il profilo economico e politico, sui feudi minori. Questa situazione cessa a seguito della famosa battaglia della piana di Cesana tra bellunesi e trevigiani, i cui esiti determinano la fine dell’unità territoriale e del dominio di Feltre e Belluno. I due centri si uniscono in un’unica diocesi nel 1199 ma sono comunque soggetti nei secoli seguenti alla dominazione di numerose signorie: nel 1200 i da Romano e i da Camino, nel 1300 gli Scaligeri, i Carraresi, le grandi casate Tedesche (Lussemburgo e Brandeburgo) e i Visconti.

A partire dal 1420 Venezia conferisce alla regione unità ed ordine. Il dominio della Serenissima, che si protrarrà fino al 1797, coincide con un lungo periodo di pace se si esclude l’evento drammatico del 1510, che ha visto la distruzione di Feltre a seguito delle invasioni delle truppe imperiali durante la guerra mossa a Venezia dalla lega di Cambrai. La dominazione veneziana favorisce una crescita del territorio: Venezia può ora soddisfare le proprie esigenze sfruttando un territorio ricco di boschi e miniere in montagna e incrementando gli scambi commerciali con le due città specializzate in attività manifatturiere, quali, in particolare, produzione delle spade a Belluno e produzione dei panni lana a Feltre.
A partire dal XVII secolo si assiste al lento ed inesorabile declino economico di Venezia. Dopo la sua caduta definitiva, nel 1797, il territorio registra le dominazioni militari francese e austriaca. Nel 1805 il Veneto è inserito nel Regno d’Italia napoleonico e le città di Feltre e Belluno formano il Dipartimento del Piave. In seguito il congresso di Vienna, dopo la sconfitta di Napoleone, stabilisce che Feltre e Belluno facciano parte del Regno Lombardo- Veneto.
Nel 1866, al termine della III guerra d’indipendenza, un plebiscito cittadino deciderà l’annessione della provincia al Regno d’Italia.

I confini del Parco

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Bene culturale
Parco nazionale