Circeo Sede: Via Carlo Alberto, 104/107 - 04016 Sabaudia (LT)
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Il Parco Nazionale del Circeo tutela un territorio ricco di straordinarie bellezze naturalistiche ma anche di emergenze archeologiche e storico architettoniche – testimonianza di una presenza antropica arcaica – che arricchiscono il fascino e l’attrattiva di questi luoghi. Lungo i fianchi del promontorio del Circeo si aprono numerose grotte preistoriche. Tra queste basti ricordare la Grotta Guattari, scoperta nel 1939 a Sud Ovest di S. Felice Circeo, ed entro la quale fu rinvenuto un cranio di uomo di Neanderthal.

Moltissimi sono inoltre i ritrovamenti di industria litica che testimoniano dell’intensa frequentazione di questo territorio nel corso della preistoria da parte dell’uomo. La colonia di Circeii viene fondata assieme a Signa da Tarquinio il Superbo, dunque alla fine del VI a.C.. Nel 491 a.C. viene occupata dai Volsci comandati da Coriolano e riconquistata solo all’inizio del IV secolo dai Romani, che vi insediarono una seconda colonia latina e costruirono la cinta muraria dell’Acropoli.
Durante l’epoca imperiale la bellezza del territorio circostante attira l’attenzione di numerose famiglie patrizie, che qui costruiscono una serie di ville suburbane utilizzate come luoghi di residenza e villeggiatura. L’area tra il promontorio del Circeo ed il Lago di Sabaudia è la più ricca di questi elementi architettonici. Tra le più famose vi sono la Villa di Domiziano (I sec. d. C.), che si estende lungo le sponde del lago di Paola, e la coeva Villa edificata sulla piccola penisola della Casarina, che nel medioevo divenne sede di un romitorio.
In tutta la zona sono ancora visibili le rovine di strutture che erano al servizio delle ville e dei nuclei urbani. Tra questi gli impianti idraulici, riconoscibili nei resti di antichi acquedotti, pozzi, cunicoli e grandi cisterne semi interrate, che una volta terminata la funzione di raccolta dell’acqua, divenivano frequentemente luogo di riparo per uomini ed animali. E ancora più caratteristiche sono le peschiere, ovvero le grandi vasche in cui veniva praticata l’acquacoltura, con allevamenti di pesci, molluschi e crostacei, elementi molto utilizzati nella cucina del tempo. Tra le più importanti vi sono la peschiera di Lucullo – a sud del lago di Sabaudia, costituita da due anelli concentrici articolati in quattro cunei diseguali – e il Bacino Absidato, una grande vasca rettangolare che fu poi inglobata all’interno della Villa di Domiziano.
Altra testimonianza delle attività legate ai prodotti del mare sono i murenari, strutture specificamente dedicate all’allevamento delle murene, cibo prediletto dagli imperatori. Uno di questi, composto da più vasche e con un meccanismo che regolava il ricambio dell’acqua, è visibile nel porto dell’isola di Zannone.
All’epoca romana risale anche la costruzione di alcune importanti infrastrutture viarie, tra cui quella che collegava Hostis (l’antica Ostia) con Terracina, lungo un tracciato probabilmente coincidente con la via Severiana (III sec. d. C.). Furono realizzati anche importanti opere di canalizzazione. In età neroniana fu progettata la Fossa Augusta, che metteva in comunicazione i laghi costieri e proseguiva fino a Terracina, attraversando la parte settentrionale del Circeo. Del suo tracciato rimangono alcuni tratti lungo la Pedemontana e presso la località Selva Piana. La porzione che connetteva il lago dei Monaci con quello di Caprolace fu ripristinata nel 1721, allorché per ordine di Papa Innocenzo XIII fu avviata la realizzazione di un altro grande corpo idrico artificiale, che successivamente prese il nome di Canale Papale.
La decadenza dell’Impero Romano portò a un progressivo spopolamento di questi luoghi. Il dissesto della via Appia ridusse il passaggio di viaggiatori – che preferivano i tracciati pedemontani – e l’abbandono delle colture medioevo divenne sede di un romitorio.
In tutta la zona sono ancora visibili le rovine di strutture che erano al servizio delle ville e dei nuclei urbani. Tra questi gli impianti idraulici, riconoscibili nei resti di antichi acquedotti, pozzi, cunicoli e grandi cisterne semi interrate, che una volta terminata la funzione di raccolta dell’acqua, divenivano frequentemente luogo di riparo per uomini ed animali. E ancora più caratteristiche sono le peschiere, ovvero le grandi vasche in cui veniva praticata l’acquacoltura, con allevamenti di pesci, molluschi e crostacei, elementi molto utilizzati nella cucina del tempo. Tra le più importanti vi sono la peschiera di Lucullo – a sud del lago di Sabaudia, costituita da due anelli concentrici articolati in quattro cunei diseguali – e il Bacino Absidato, una grande vasca rettangolare che fu poi inglobata all’interno della Villa di Domiziano.
Altra testimonianza delle attività legate ai prodotti del mare sono i murenari, strutture specificamente dedicate all’allevamento delle murene, cibo prediletto dagli imperatori. Uno di questi, composto da più vasche e con un meccanismo che regolava il ricambio dell’acqua, è visibile nel porto dell’isola di Zannone.
All’epoca romana risale anche la costruzione di alcune importanti infrastrutture viarie, tra cui quella che collegava Hostis (l’antica Ostia) con Terracina, lungo un tracciato probabilmente coincidente con la via Severiana (III sec. d. C.). Furono realizzati anche importanti opere di canalizzazione. In età neroniana fu progettata la Fossa Augusta, che metteva in comunicazione i laghi costieri e proseguiva fino a Terracina, attraversando la parte settentrionale del Circeo. Del suo tracciato rimangono alcuni tratti lungo la Pedemontana e presso la località Selva Piana. La porzione che connetteva il lago dei Monaci con quello di Caprolace fu ripristinata nel 1721, allorché per ordine di Papa Innocenzo XIII fu avviata la realizzazione di un altro grande corpo idrico artificiale, che successivamente prese il nome di Canale Papale.
La decadenza dell’Impero Romano portò a un progressivo spopolamento di questi luoghi. Il dissesto della via Appia ridusse il passaggio di viaggiatori – che preferivano i tracciati pedemontani – e l’abbandono delle colture determinò l’incremento delle superfici paludose e una generale rinaturalizzazione. Anche per questo motivo sono poche le informazioni relative a questo territorio per tutto il periodo dell’alto medioevo. Devastata dai Goti di Alarico nel 410, fu conquistata da Totila nell’846 e interessata, nello stesso periodo, da scorrerie dei Saraceni. Successivamente tutta l’area fu governata da diverse famiglie nobiliari, fino a divenire proprietà degli Annibaldi che la cedettero, nel 1301, ai Caetani, avviando un periodo di governo da parte di questa famiglia che durò, con qualche interruzione, poco più di 400 anni. In questo intervallo di tempo l’attacco più determinato al potere dei Caetani fu portato da Alessandro Borgia, impegnato in una articolata strategia finalizzata a rafforzare il dominio della propria casata. Papa Alessandro VI attirò a Roma Giacomo Caetani, lo fece rinchiudere nelle prigioni di Castel S. Angelo e poi lo fece avvelenare. Tutti i possedimenti dei Caetani nell’area del Circeo passarono dunque nelle mani di Lucrezia Borgia. Dopo la morte di Alessandro VI, nel 1503, i Caetani ripresero possesso di Sermoneta e degli altri feudi. Nel 1506 – ottenuta la concessione da Papa Giulio II – si avviarono i lavori di ricostruzione del castello e della rocca e fu edificato il primo nucleo dell’odierno abitato di S. Felice Circeo.
Qualche anno dopo, nel 1562, Papa Pio IV obbligò il cardinale Niccolò Caetani – feudatario di S. Felice Circeo e Sermoneta – a rafforzare il sistema di difesa costiero del litorale pontificio, per difenderlo dagli attacchi dei pirati. In breve tempo vennero erette sul promontorio Torre Paola, Torre del Fico, Torre Cervia e, per ultima, Torre Moresca, della quale attualmente è visibile solo il basamento.
Nel XVI secolo furono avviati, per volere dei Papi Leone X e Sisto V, anche importanti interventi di bonifica della pianura pontina, ampliando significativamente la superficie agricola. L’opera di maggiore impatto venne però realizzata nella seconda metà del XVIII secolo, su ordine di Papa Pio VI. Fu costruito un grande canale di drenaggio, il canale “Linea Pio”, e una serie di canali minori ad esso perpendicolari, distanziati tra loro un miglio e associati ad una serie di strade minori che presero il nome di migliare, toponimo tuttora utilizzato. Questa azione rese fruibile e coltivabile una vasta area a ridosso dei rilievi che delimitano la pianura, restituendo – al contempo – all’Appia la sua funzione di principale collegamento tra Roma e il Sud.
La struttura funzionale creata – ovvero il sistema di migliare associate ad un canale principale di gronda – costituì un importante riferimento progettuale per tutta la articolata serie di interventi realizzati nel momento più intenso della bonifica pontina, iniziato alla fine del 1800 e che ebbe il suo culmine nel ventennio successivo al 1918.
Proprio in questo periodo, nel 1934, viene istituito il Parco Nazionale del Circeo, allo scopo di salvaguardare un pezzo di paesaggio che era sopravvissuto alla crescente antropizzazione della pianura, dove la volontà di creare nuovi spazi per l’agricoltura aveva portato all’eliminazione delle paludi e di altre magnifiche aree naturali, come la foresta di Terracina.
Negli stessi anni, a completamento dell’imponente opera di bonifica e della colonizzazione dei nuovi terreni favorita dalla redistribuzione delle proprietà, avviene l’edificazione delle cosiddette Città di nuova fondazione. Tra queste Sabaudia, al centro del territorio del Parco, una delle massime espressioni dell’architettura razionalista.

I confini del Parco

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Tipo post
Bene culturale
Parco nazionale