Cilento e Vallo di Diano Sede: Tenuta Montesani - 84078 Vallo della Lucania (SA)
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Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni custodisce testimonianze di grande valore per la storia e le civiltà del Mediterraneo. Queste terre conservano significativi caratteri tradizionali, riscontrabili nell’organizzazione del territorio, nei percorsi, nel sistema degli insediamenti e nella struttura delle coltivazioni. Questo assetto storicamente stratificato e la presenza di siti di importanza mondiale quali Paestum, Velia e la Certosa di Padula, rendono i valori storico culturali di questo territorio di straordinario interesse.

La presenza dell’uomo in queste terre risale addirittura al Paleolitico inferiore (500.000 anni fa), come dimostrano le tracce di Homo erectus ritrovate a Marina di Camerota. La frequentazione è seguita per tutto il Paelolitico, certamente favorita dalla diffusa presenza di grotte e anfratti che venivano utilizzati come rifugio. Risalgono al Paleolitico medio i numerosi resti attribuibili a Uomo di Neanderthal; si tratta di prevalentemente di strumenti di pietra utilizzati per la caccia, rinvenuti non solo sulla fascia costiera (nella zona tra Marina di Camerota e Capo Palinuro, nelle grotte della Cala, del Poggio e nella Grotta grande di Scario) ma anche sui Monti Alburni. Sono le stesse località che più tardi frequenterà Homo sapiens, le cui tracce si ritrovano nelle grotte costiere, in quelle dislocate lungo i percorsi di crinale (Grotte di Castelcivita) e del Vallo di Diano (Pertosa).
Ed è proprio attraverso questi antichi sentieri che le comunità locali entrarono in contatto con popolazioni appenniniche o che risalivano dalle coste adriatiche, come dimostrato dalla similitudine nella forma degli oggetti rinvenuti in altri siti. Questa organizzazione delle attività diviene consolidata nell’Età del Bronzo, allorché l’utilizzo dei sentieri della transumanza diviene diffuso e si moltiplicano i traffici e gli scambi. Ma lo stesso fenomeno avviene contemporaneamente via mare: il Cilento diviene un crocevia tra popolazioni di culture e provenienza diversissime.

La fondazione dell’emporio greco di Ischia e di quello di Cuma innestarono scambi e interazioni tra locali e greci, che giunsero in queste zone probabilmente sulle antiche rotte dell’ossidiana. Gli inizi del VI a.C. videro la nascita di una nuova potenza sul tirreno: Poseidonia, che diventerà la romana Paestum, fondata dai Sibariti, che qui giunsero percorrendo i sentieri appenninici. Dal mare giunsero invece i Focei, provenienti dall’Asia Minore, che nel 540 a.C., con il sostegno di Poseidonia, fondarono Elea, la città di Parmenide e della sua scuola Filosofica Eleatica, una delle più importanti e famose del mondo classico. Elea divenne anche un importante centro di scambi commerciali, grazie ai suoi due porti e alla vicinanza con Poseidonia. Nel corso dell’età arcaica molte altre località del Vallo di Diano crearono e mantennero strette relazioni commerciali con le città greche del mar Ionio e del Tirreno.

Alla fine del V secolo a.C. i Lucani occuparono Eboli, Pontecagnano, Poseidonia. Durante tale dominazione tutta l’area visse un periodo di notevole splendore .
Nel 273 a.C. i Romani, in inarrestabile espansione verso il Meridione, fondarono Paestum e cinque anni dopo Picentia (con genti che erano state deportate dal Piceno), in un punto approssimativamente identificabile con l’attuale Pontecagnano. Seguì un grande sviluppo dei centri dell’interno, a partire dal II secolo d. C., con una forte ripresa di vitalità della fascia costiera, ricca di ville. L’insabbiamento dei porti e l’imperversare della malaria contribuirono al
successivo decadimento. Quando vita ed attività commerciale ripresero, il centro propulsore della civiltà si era oramai spostato a nord, con Salerno che divenne il centro più prestigioso dell’intera zona, vivendo momenti di significativa importanza politica e culturale.

A seguito della caduta dell’Impero di Occidente (VI secolo d.C.) anche il Cilento fu oggetto di dominazioni barbariche e terra di conflitti. Elementi di interesse nel corso di questi secoli sono certamente l’imposizione feudale dei Longobardi – che diede vita ad una profonda riorganizzazione del territorio – e il diffondersi del Monachesimo Basiliano. Continuò la commistione tra culture differenti, nacquero monasteri e abbazie in cui convivevano il rito greco e quello latino. A questo periodo risalgono alcune gemme quali la Badia di Pattano, con la Cappella di S.Filadelfo, e gli affreschi della Cappella Basiliana a Lentiscosa. Nel 1076 il Cilento venne conquistato dai Normanni, che introdussero il latifondo attribuendo grandi estensioni terriere a diversi baroni. Inizia un periodo di intenso sfruttamento della popolazione contadina, che proseguì anche sotto le successive dominazioni dei Sanseverino, degli Svevi e degli Angioini, provocando spesso sanguinarie rivolte. Carlo II d’Angiò separò le terre dell’Irpinia e del Beneventano dal principato di Salerno (Principato Ultra e Principato Citra), una divisione giunta poi fino all’Unità d’Italia.

Negli anni successivi il Cilento è tornata ad essere un’area a prevalente vocazione rurale, contraddistinta però da un’economia non florida che ha innescato pesanti fenomeni di immigrazione – soprattutto nel secondo dopoguerra – e l’abbandono della montagna. Negli ultimi anni questo andamento si è invertito e numerose iniziative di valorizzazione turistica hanno ridato smalto a questi luoghi, in particolare ai borghi, ancora oggi ricchi di chiese, palazzi nobiliari e fortificazioni.

I confini del Parco

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Tipo post
Bene culturale
Parco nazionale