Aspromonte Sede: Via Aurora, 1 - 89050 Gambarie di Santo Stefano in Aspromonte (RC)
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Il Parco Nazionale dell’Aspromonte include parte dell’estremo rilievo meridionale della penisola, il cui nome deriva dal termine greco aspros (bianco). Il popolamento di questo territorio è cominciato già dal Paleolitico inferiore ed è documentato nel corso del Neolitico, dell’Eneolitico e dell’età del Bronzo.

L’età del Ferro registra un notevole aumento degli insediamenti – generalmente in posizione dominante sulle alture che sovrastano le fasce costiere – alcuni dei quali anche di dimensioni consistenti a giudicare dal numero e tipologie delle tracce ritrovate nelle necropoli. Nel corso dell’VIII secolo a.C. la Calabria è interessata da un flusso migratorio proveniente da varie regioni della Grecia.

Nella zona immediatamente a ridosso del Parco vengono fondate due poleis celebri: Reggio e Locri Epizefiri. Reggio viene edificata, nel periodo compreso tra il 720 – 715 a. C., sulla costa calabrese dello Stretto di Messina da coloni Calcidesi.

Seguendo indicazioni dell’Oracolo di Delfi i coloni si stabilirono in un sito chiamato Pallantion, a nordest del fiume Apsias, tra mare e sistema montano. Reggio diviene ben presto una tra le più importanti città della Magna Grecia, raggiungendo nel V secolo a.C. una notevole importanza politica ed economica.

La fondazione di Locri avviene tra la fine dell’VIII secolo a.C. e l’inizio del VII secolo a.C. da parte di un nucleo di coloni provenienti dalla Locride, una regione dell’antica Grecia. La città accresce rapidamente la sua importanza politica e commerciale, vivendo lunghi periodi di grande splendore, in particolare durante l’età arcaica, grazie alle alleanze con Reggio e Siracusa. Nel corso della II guerra punica si schiera con Annibale e nel 205 a.C. viene conquistata dai Romani. Pur divenendo Municipium (89 a.C.) vive un periodo di declino segnato dal progressivo spopolamento. Le difficili condizioni ambientali – le zone costiere erano fortemente malariche – e le frequenti incursioni arabe portano gli ultimi abitanti, tra il VII e l’VIII secolo d.C., ad abbandonare completamente la città e a trasferirsi nell’entroterra. Tutta l’area aspromontana viene sottomessa al dominio romano dopo la conclusione delle guerre puniche e sottoposta ad intensa romanizzazione, in particolare a seguito della realizzazione di viabilità dirette nel corso della seconda metà del II secolo a.C..
Con l’avvento della dominazione bizantina questa regione, denominata Brutia, diviene un thema, una provincia dell’Impero d’Oriente. Tutta l’area vive un periodo di relativa tranquillità e stabilità economica, caratterizzato dalla diffusione di piccole proprietà agricole e di nuove colture, come quella del gelso che consente l’infittirsi degli scambi commerciali con la Sicilia musulmana. In questi anni sorgono numerosi monasteri e l’Aspromonte con le sue grotte diviene rifugio di molti eremiti.
Dopo aver ricevuto con la dominazione Sveva una struttura di tipo feudale, la Calabria viene divisa nel corso del XII secolo in due giustizierati: quello di Val di Crati a Nord e quello di Calabria a Sud. Il confine tra le due sub regioni correva a sud della Sila e divideva le aree in cui erano prevalenti i dialetti latini (provincia bruzia), da quelle dove erano diffuse parlate ellenizzanti (provincia bizantina).
Al loro avvento (1442) gli Aragonesi mantengono all’incirca la divisione precedente; contrapponendo alla Calabria Citeriore o Citra, corrispondente al Cosentino, una Calabria oltre il Neto, che viene a sua volta suddivisa in Ulteriore I e II, la prima con capoluogo Reggio, l’altra con capoluogo Catanzaro. La riorganizzazione realizzata dai Borboni nel 1816 conservò la vecchia tripartizione aragonese, che si trasmise poi all’ordinamento del nuovo stato italiano (1860).
Il territorio del Parco è caratterizzato da una stratificazione di segni storici e culturali antichissimi e di grande complessità, ancora in gran parte non pienamente conosciuti o compiutamente compresi. Uno degli elementi maggiormente identitari è costituito dall’esistenza della cosiddetta “area grecanica”, un comprensorio in cui si parla la lingua grecanica o grecofona. Si tratta di un dialetto evolutosi diversamente dal greco moderno, la cui origine è ancora dibattuta: secondo alcuni studiosi è legato ai ripopolamenti avvenuti in epoca bizantina, secondo altri è da ricollegarsi direttamente alla Magna Grecia.
Il legame tra paesaggio naturale e presenza antropica è qui evidentissimo. La morfologia del territorio ha infatti influito in maniera determinante sul modello insediativo, i cui caratteri sono ancora perfettamente leggibili.
Gli insediamenti si distribuiscono “a pettine” lungo le incisioni vallive dei corsi d’acqua – in particolare quella spettacolare della fiumara Amendolea – che hanno rappresentato la via di connessione tra la costa e l’entroterra ma anche gli elementi di separazione tra centri che sorgevano su versanti opposti.
I paesi dell’area grecanica – localizzati in luoghi di non facile accesso – hanno mantenuto, anche a causa dell’isolamento geografico, un patrimonio architettonico e culturale ricco di elementi della storia del passato, pochissimo valorizzato ma di grande suggestione.
Il centro principale è Bova, uno dei Borghi più belli d’Italia, che sorge su un sito che mostra tracce di frequentazione già a partire dalla preistoria. Recenti indagini archeologiche evidenziano una forte continuità nel popolamento antico dell’area, legato ad economia agro pastorale. Il paese è dominato dai resti del Castello Normanno risalente al X – XI secolo, che sorgeva su uno sperone roccioso. Oltre a questa struttura vi sono residenze nobiliari degli inizi del XVIII secolo, come il Palazzo Nesci ed il palazzo Mesiano.
Altri elementi di profondo interesse storico si rinvengono nella locride. La zona costiera, a causa dei saccheggi perpetrati dai pirati saraceni nel corso del medioevo, conserva ben poco dell’immenso patrimonio architettonico e artistico presente durante l’epoca di grande splendore della colonizzazione greca. Queste tracce si sono però mantenute nell’entroterra, in corrispondenza delle piane fluviali ma anche nella zona pedemontana. Simbolo di questa valenza storica e culturale è certamente la cittadina di Gerace, che rappresenta uno dei centri di maggiore pregio architettonico e artistico di tutta la Calabria.
Secondo alcune ipotesi fu fondata dai locresi costretti ad abbandonare la patria per fuggire il pericolo saraceno nel corso del IX secolo. Recenti scavi archeologici hanno portato alla luce tombe dell’età del bronzo, che farebbero pensare ad una frequentazione del luogo già in età preellenica.
È stata importante centro bizantino e normanno e, nonostante la favorevole posizione, ha subito frequenti attacchi da parte dei saraceni che l’hanno ripetutamente saccheggiata. Malgrado ciò è ancora ricca di bellezze artistiche, conservate in massima parte presso la sua Cattedrale, edificio bizantino normanno tra i più noti in Calabria. Delle antiche mura che delimitavano il centro storico rimangono oggi solo alcune porte di accesso, come quella del Borghetto, del Sole o delle Bombarde. Nella parte alta del paese si trova il castello, purtroppo in rovina. Altro comprensorio significativo sotto il profilo delle risultanze storiche è quello della cosiddetta Piana di Gioia Tauro, compresa tra le pendici del massiccio montuoso delle Serre e il versante nord occidentale dell’Aspromonte. I paesi compresi in quest’area sono stati quasi tutti ricostruiti dopo i terremoti del 1783 e del 1908. Alcuni di essi conservano però i lineamenti del passato nella struttura urbanistica tipica dei borghi medievali e settecenteschi.
Il centro di maggiore interesse è S. Giorgio Morgeto, secondo la tradizione fondata dagli Enotri (2350 a.C.), sebbene in merito non vi siano testimonianze archeologiche. Si presenta oggi come uno dei più interessanti borghi storici della Calabria: stretti e sinuosi vicoli conducono alla parte alta del paese dove si trovano i ruderi del castello medioevale. Nel cuore del centro si situano alcuni interessanti edifici; tra questi di particolare importanza il complesso conventuale dei padri domenicani, fondato nel 1393. L’edificio è dotato di un suggestivo chiostro porticato e presenta un imponente impianto architettonico. Sul fianco destro sorge la monumentale chiesa di S. Domenico, al cui interno si conservano statue lignee di alto pregio ascrivibili al XVIII secolo.

I confini del Parco

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Tipo post
Bene culturale
Parco nazionale