Arcipelago Toscano Sede: Loc. Enfola, 16 - 57037 Portoferraio (LI)
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Il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, il più grande parco marino d’Europa, comprende tutte le isole maggiori dell’Arcipelago Toscano: Elba, Capraia, Gorgona, Pianosa, Montecristo, Giglio e Giannutri. La diversa formazione geologica delle isole ha influito profondamente nel modellare forme e ambienti tra loro molto differenti. A questa eterogeneità ha contribuito anche l’uomo, che fin da tempi remoti ha abitato queste terre, utilizzandone le risorse naturali e svolgendo un ruolo significativo nel dare forma agli attuali lineamenti del paesaggio.

Il popolamento antico del Parco, che può vantare una continuità non comune, ha lasciato tracce di grande importanza che dal Paleolitico, quasi senza soluzione di continuità, giungono fino al Rinascimento. Le macrotematiche che si scorgono attorno alla frequentazione dell’arcipelago sono legate allo sfruttamento del minerale ferroso, all’occupazione residenziale determinata dalla bellezza dei luoghi ed al controllo delle rotte marine. Nel periodo più freddo dell’ultima glaciazione, circa 20.000 anni fa, per effetto dell’abbassamento del livello del mare l’Elba e Pianosa si trovarono a far parte di una vasta penisola che, dalla costa toscana, si protendeva verso la Corsica. I cacciatori del paleolitico e gli uomini di Neanderthal poterono dunque giungere a piedi in questi territori ricchi di selvaggina. Strumenti in pietra e scarti di lavorazione ritrovati in alcuni siti, localizzati sia presso l’isola d’Elba che a Pianosa, sono l’evidente testimonianza di queste frequentazioni.

Sono tuttavia i metalli, ed in particolare il rame presente sul versante orientale dell’isola, ad aver determinato lo stabile insediamento di comunità a partire almeno dal III millennio a.C., tra la tarda età del Rame e l’inizio di quella del Bronzo. Secondo alcune fonti l’estrazione dei minerali sull’isola sembra aver avuto inizio ad opera degli “Ilvates”, popolazione proveniente dall’attuale Liguria da cui deriva il nome “Ilva”, antica denominazione dell’Elba.
Un forte incremento demografico è testimoniato per l’inizio dell’età del Ferro, allorché si verifica la nascita di numerosi insediamenti alle pendici del Monte Capanne, fondati da comunità di pastori ed agricoltori.
Se è lecito ipotizzare che il commercio del ferro esistesse prima che gli Etruschi ne raffinassero le tecniche di lavorazione, è certo che ancora nel VII secolo questo metallo fosse raro ed adoperato solo per la costruzione di armi e decorazioni di pregio. Proprio la necessità di tutelare la preziosa risorsa naturale condusse, tra V e IV secolo a.C., alla creazione di un sistema difensivo articolato in punti strategici da cui si potevano controllare gli approdi. Fortezze di altura sono state individuate in varie località dell’isola d’Elba. Tra IV e I secolo a.C. l’industria siderurgica dell’isola conobbe una fortissima espansione testimoniata dalla massiccia presenza di scorie distribuite su tutta l’isola; un grande impianto di estrazione e lavorazione, attivo tra III e I secolo a.C., è stato di recente scoperto a Cavo. L’intenso popolamento delle isole è testimoniato per questo periodo dalle necropoli del Profico e del Burraccio.
Il periodo altomedievale resta per il momento molto poco documentato. Secondo quanto indicato da alcuni ritrovamenti è possibile ipotizzare che nel periodo compreso tra il IX ed il X secolo riprenda l’attività estrattiva del minerale ferroso, che più tardi, tra XI e XII secolo, iniziò ad essere lavorato in Maremma.

Durante il dominio di Pisa (XI secolo) e quello successivo di Genova – limitato alla sola Capraia – si da grande impulso alle opere difensive, con la costruzione di fortezze ed insediamenti accentrati di altura. Ad esempio a Gorgona – l’antica Urgon, abitata già forse dagli etruschi e sicuramente in epoca romana – nel XIII secolo i Pisani costruiscono una fortezza, oggi detta “Torre Vecchia”, così denominata dopo che i Medici, nel 1406, vi costruirono l’attuale “Torre Nuova”. Parallelamente si diffuse nel territorio un sistema di pievi e chiese suffraganee: edifici ad una solo navata, di modeste dimensioni, con abside e campaniletto a vela, secondo un modello romanico pisano privo però di policromismo (pievi di: S. Michele a Campoliveri, S. Lorenzo a Poggio, S. Giovanni Battista a Campo, S. Giovanni vicino Portoferraio; e le chiese di: S. Stefano alle Trane e dei SS. Pietro e Paolo in Campo all’Elba).

Nel 1399 l’Elba, Montecristo e Pianosa entrano a far parte dello stato di Piombino degli Appiani. In questo periodo si verificano numerose incursioni dei pirati, che danneggiano gli insediamenti e incidono negativamente sul popolamento delle isole. In risposta a questi assalti si eseguono importanti interventi di rifacimento delle fortezze di Marciana all’Elba e Montecristo e si realizzano nuove fortezze d’altura.
Più tardi, intorno alla seconda metà del 1500, l’Elba passa sotto il dominio di Cosimo I de Medici, che attorno all’antica Fabricia romana fonda Cosmopolis, l’attuale Portoferraio.
All’inizio del 1600 la parte Sud Orientale dell’Elba diviene proprietà degli spagnoli, che attorno al Golfo di Langone edificano i forti di S. Giacomo e Focardo. Sempre in questo periodo, nel pieno spirito della controriforma, si ricostruiscono o costruiscono chiese, spesso isolate, che divengono veri e propri santuari. Con le riforme lorenesi, attuate da Pietro Leopoldo verso la fine del 1700, si realizzano interventi di bonifica e terrazzamenti per la coltivazione della vite, dando origine a centri sparsi e nuovi centri di gemmazione. Sull’Isola del Giglio sono ancora presenti alcune tracce di questi terrazzamenti e di quella coltivazione che veniva definita “eroica” proprio perché svolta su terreni fortemente acclivi, senza ausilio di mezzi meccanici.

Nel 1796 l’Elba fu occupata dagli inglesi e, tre anni dopo, dai francesi, che l’accorparono alla Toscana. Dal 1814 al 1815 fu un dominio indipendente e residenza di Napoleone.
Nella seconda metà del 1800 a Pianosa, Gorgona e Capraia furono istituite delle colonie penali agricole, la cui presenza ha permesso di conservare a lungo il paesaggio agrario. Contemporaneamente sull’isola d’Elba ebbe sempre maggiore impulso la lavorazione dei minerali. Nel 1899 si verificò la svolta industriale, con la nascita della Società Elba e la costruzione, l’anno seguente, a Portoferraio dei primi altiforni a carbon coke per la produzione della ghisa e poi dell’acciaio. Il complesso siderurgico cessò la sua attività al termine della Seconda Guerra Mondiale, irreparabilmente danneggiato dai bombardamenti alleati. I cantieri estrattivi – concentrati nei territori di Rio Marina, Rio nell’Elba e Capoliveri – hanno proseguito la loro attività fino al 1981. L’interessantissimo patrimonio minerale e di archeologia industriale è oggi visitabile e costituisce parte del Parco Minerario dell’Isola d’Elba, che ha sede a Rio Marina nell’ex Palazzo del Burò.

I confini del Parco

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Bene culturale
Parco nazionale