Appennino Tosco-Emiliano Sede: Via Comunale, 23 - 54013 Sassalbo (MS)
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Le montagne del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano conservano ambienti di elevato valore naturalistico e un paesaggio di grande fascino, che l’uomo – qui presente fin da epoca preistorica – ha contribuito a modellare con le sue attività quotidiane. Così la vista delle cime arrotondate, delle grandi foreste, delle praterie d’altura è arricchita dai segni lasciati dalle popolazioni nel corso dei secoli: dalle stele antropomorfe agli antichi sentieri dei pastori e dei carbonai, dalle tracce di epoca romana alle fortificazioni bizantine, dalle chiese e i palazzi che impreziosiscono i borghi medievali fino alle memorie del Risorgimento e della II Guerra Mondiale, allorché lungo questi versanti passava la Linea Gotica.

Ed è proprio per questo mirabile equilibrio tra uomo e natura che si perpetua nel tempo che l ’Appennino Tosco Emiliano è entrato a pieno diritto nelle Rete delle riserve “Uomo e Biosfera” MaB UNESCO.

La presenza dell’uomo in questo territorio è episodica in epoca preistorica e si accentua a partire dalla tarda età del Bronzo, durante la quale ampi tratti di bosco vengono bruciati o abbattuti per far spazio alle attività pastorali. L’intensa frequentazione è attestata da numerosi ritrovamenti, tra cui le celebri ed enigmatiche Statue Stele della Lunigiana, stele antropomorfe scolpite nella pietra arenaria, rappresentanti figure umane maschili e femminili, la cui produzione copre un arco di tempo molto esteso, che va dal III millennio a.C. fino al VI secolo a.C.
Durante l’età del Ferro, come tramanda Strabone, si attesta la presenza di un popolo di pastori e agricoltori, conosciuti come Liguri. Si insediano in tutto il territorio in costruzioni castellari o in rifugi di altura a controllo di luoghi strategici, distinguendosi in Apuani (tra i fiumi Serchio e Magra, l’Appennino e il mare) e Friniati (la porzione emiliana dell’Appennino).
Per la resistenza dei popoli liguri a rinunciare alla propria autonomia, la conquista romana del territorio appenninico si realizza con interventi pesanti e radicali nel corso dei primi decenni del II secolo a.C.. A seguito della I e della II guerra punica i Liguri devono sottostare alle mire espansionistiche di Roma che, una volta sconfitte le tribù celtiche e costituita la provincia Gallia Cisalpina, con le due campagne militari del 187 a.C. e del 180 a.C. procede a una completa sottomissione di queste terre e alla deportazione dei Liguri Apuani nel Sannio. Durante il principato di Augusto, a seguito del nuovo ordinamento amministrativo, l’area è compresa tra la Regio VII Etruria e la Regio VIII Emilia.
Con la caduta dell’Impero Romano, tutta la zona è contesa dai Bizantini inizialmente e dai Longobardi in seguito. I primi si scontrano contro gli Ostrogoti e, allo scopo di proteggere la città di Luni, predispongono una linea difensiva di fortificazioni sui rilievi montani quali il Castrum Campas (nella Val di Taro), il Castrum Carfaniensis (forse Castelvecchio di Piazza al Serchio in Garfagnana), il Castrum Versiliae (forse il castello Aginolfi) e il Castrum Soreion (presso Sorano in Filattiera). A seguito della sconfitta dei Bizantini, alla metà del VII secolo d.C., i Longobardi si insediano in questi territori, organizzandoli secondo un ordinamento monarchico-aristocratico. Ci rimarranno per poco più di un secolo, per poi lasciare spazio dal dominio Franco.
La frammentazione del potere successiva al tramonto dell’Impero Carolingio porta ad una spartizione dei luoghi tra i numerosi signori e casate nobiliari. In questo periodo spicca l’azione di Matilde di Canossa, che allarga il suo feudo dalla Lombardia fino ai confini dello Stato Pontificio, assorbendo completamente gli attuali territori del
Parco dell’Appennino Tosco-Emiliano. I segni della sua presenza sono numerosi: pievi, chiese, torri, fortificazioni come quella di Villa Minozzo (RE). Anche la famiglia dei Malaspina si insedia in queste terre: ampie porzioni della Lunigiana e della Garfagnana rientrano all’interno dei loro feudi, che si estendono dalla Liguria alla Lombardia. La memoria del loro dominio è oggi racchiusa soprattutto nelle fortificazioni che furono utilizzate per la difesa del territorio: il Castello di San Giorgio a Filattiera (MS), il castello della Verrucola a Fivizzano (MS), il Castello di Terrarossa e quello della Bastìa – entrambi nel comune di Licciana Nardi (MS) – eretti per controllare rispettivamente il passaggio sulla via Francigena e l’accesso al valico del Lagastrello. Sul versante emiliano signoreggiano per secoli gli Estensi, che nel ‘700 aggiungono ai loro domini anche il Ducato di Massa Carrara. Gli Estensi costruiscono nuove dimore e ne abbelliscono altre già esistenti ma soprattutto sono ricchi mecenati alla cui corte circolano artisti e letterati. Tra questi Ludovico Ariosto, che per un certo periodo rivestì la carica di Governatore della Garfagnana, occupandosi anche di gestire l’Abetina Reale, un bosco secolare di faggio e abete bianco tuttora visitabile nel comune di Villa Minozzo. Il potere degli Estensi cessò alla fine del ‘700, con l’arrivo di Napoleone nel Ducato di Modena e Reggio. Durante la Seconda Guerra Mondiale le montagne del Parco furono teatro di numerosi importanti episodi della Resistenza. Ancora oggi è possibile osservare i segni delle fortificazioni presenti lungo la Linea Gotica e percorrere itinerari tematici sui sentieri lungo i quali si spostavano i Partigiani.
Nel corso delle diverse epoche, a partire da quella medievale, la forma di insediamento più diffusa è stata quella del borghi, che ancora adesso costellano in maniera caratteristica pendii e vallate. Tra quelli di maggiore interesse storico- architettonico vi sono: Apella (MS), Cà Avogni (RE), Camporaghena (MS), Cecciola (RE), Corfino (LU), Tavernelle (MS), Vallisnera (RE).

I confini del Parco

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Tipo post
Bene culturale
Parco nazionale