Appenino Lucano Sede: Ex Convento delle Benedettine - Via Manzoni, 1 - 85052 Marsiconuovo (PZ)
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Il territorio del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, comprendendo alcuni importanti valichi di montagna e una naturale via di comunicazione quale la valle del fiume Agri, vanta una antichissima frequentazione antropica e, per la sua peculiare posizione, è stato fin da sempre luogo di incontro di popolazioni con diverse culture e tradizioni.

La presenza dell’uomo è accertata tra il Neolitico e l’età del Bronzo, come documentato dai rinvenimenti avvenuti nella grotta di Latronico e più in generale lungo la fascia costiera ionica. Nel corso dell’età del Ferro si assiste alla formazione di numerosi insediamenti concentratisi specialmente su altipiani nei pressi dei maggiori corsi d’acqua. In particolare vanno distinguendosi due aree culturali, identificabili sulla base delle differenti tipologie di inumazione: lungo la fascia costiera ionica e presso la val d’Agri è presente una popolazione di cultura enotra, con tradizione di inumazioni supine; nell’area interna, ai confini con l’Apulia, se ne insedia un’altra, con inumazione in posizione rannicchiata.

Più consistenti le testimonianze di età greca. La colonizzazione comportò infatti un netto aumento demografico, come documentano le numerose necropoli tra cui quelle di Alianello di Aliano nella media valle dell’Agri. I rinvenimenti archeologici testimoniano la funzione di cerniera delle popolazioni della zona, che fungevano da intermediario tra polo greco ionico e polo etrusco-campano tirrenico.
Dal punto di vista archeologico il processo di romanizzazione, in atto dai primi del III secolo a. C., si configura come un momento di profonda ristrutturazione socio-economica dell’intera regione: nucleo di organizzazione territoriale divenne infatti il sistema della villa, a fronte dell’abbandono delle fortificazioni d’altura. Significativo il fatto che per l’entroterra si possa considerare Grumentum l’unico centro con caratteristiche urbane, cui facevano capo piccoli agglomerati rurali. Altro momento spartiacque per il territorio è la guerra annibalica, in seguito alla quale – in ragione dell’appoggio che i Lucani garantirono al generale africano – si verificò un vero e proprio spopolamento conseguente all’azione punitiva di Roma, che provvide a radere al suolo le città ribelli deportandone i cittadini come schiavi.

Segnali di ripresa sono riconducibili all’età di Augusto, come indicano gli insediamenti rurali: il conseguente sistema di ville ha lasciato importanti tracce in tutto il comparto territoriale della regione. Ciononostante l’area rimarrà sempre isolata e i maggiori centri cittadini perderanno gradualmente il loro antico splendore, lasciando la regione in una costante situazione di abbandono fino a tutta la tarda antichità. Non a caso tutta l’area potentina nel
402 fu razziata da Alarico e nel secolo successivo aggregata dai Longobardi al Ducato di Benevento e poi al principato di Salerno.

La Basilicata assunse una posizione preminente nella prima metà dell’XI secolo, quando Melfi divenne capitale dello stato normanno. Sotto la dominazione angioina le condizioni della regione peggiorarono ulteriormente, anche a causa di un massiccio fenomeno di spopolamento. Pestilenze, carestie, terremoti e guerre aggravarono la situazione demografica nel corso dei secoli successivi.
Più tardi questo comprensorio entrò a far parte della repubblica napoletana, schierandosi contro gli eserciti napoleonici e subendo a lungo il dominio borbonico fino all’unità d’Italia.

Fra le città di rilievo storico si segnala Brienza (Burguntia o Burgentia) fondata probabilmente dai Longobardi nel VII secolo. La cittadina è dominata dai resti imponenti del castello angioino, o Castello Caracciolo, restaurato nel 1571, attorno al quale si snoda il borgo medievale. In paese sono visitabili alcuni edifici di culto che conservano affreschi e tele di rilevante interesse artistico.
Marsico Nuovo è un centro agricolo dominante la valle dell’Agri. Fondato dai Marsi nel VI-V secolo a.C. (Abellinum Marsicum) fu un antico gastaldato, contea sotto ai Longobardi e sede vescovile. Nella parte alta del paese sorge la chiesa di S. Michele Arcangelo, la prima cattedrale della città, con portale di pietra del XIII secolo decorato a fogliami e fiori. Innanzi a questa si trova la chiesa di S. Gianuario, del XII secolo, con i caratteristici stipiti, decorati con rilievi antropomorfi.
In posizione elevata dominata dalla cima del Monte S. Enoc – sul crinale occidentale dell’alta Val d’Agri – c’è Viggiano, antico pagus di Grumentum, che deriva il nome dal gentilizio romano Vibius. Fortificata nel X secolo dai Longobardi, l’antica Bizzano prese parte alla rivolta ghibellina del 1268 e fu feudo di Giovanni Pipino all’inizio del XIV secolo. Del castello feudale, distrutto dal terremoto del 1857, rimangono ampi tratti di mura e parti delle torri laterali.

I confini del Parco

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Bene culturale
Parco nazionale