Alta Murgia Sede: Via Firenze, 10 - 70024 Gravina in Puglia (BA)
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Il Parco Nazionale Alta Murgia comprende un territorio di grande bellezza paesaggistica, in cui l’altopiano calcareo del versante adriatico e jonico si stempera in morbidi declivi e campi, generando una magnifica alternanza tra creste rocciose, profonde gravine e piane assolate. Quest’area è frequentata da tempi antichissimi da agricoltori e pastori.

Al di là della prima manifestazione di antropizzazione nella grotta di Lamalunga, documentata dal rinvenimento di uno scheletro inquadrabile nel Paleolitico Medio (150.000-200.000 a.C.), a partire dalla fine del Mesolitico (intorno al 3.000 a.C.) sul territorio si attestano i primi insediamenti stabili e si inizia a sviluppare una nuova economia basata non solo sull’agricoltura, praticata probabilmente da popolazioni provenienti dalla costa, ma anche sulle prime attività pastorali nomadi. In questo periodo la struttura di aggregazione sociale è legata prevalentemente a insediamenti in grotta.
Nell’età del Bronzo (1550 a.C.-1200 a.C.) e ancora in quella del Ferro (IX – VIII a.C.), la cultura del luogo non si differenzia molto da quella dei territori confinanti. Tra il IX e l’VIII secolo a.C. la zona registra l’ascesa di un’aristocrazia guerriera, un rapido sviluppo dei centri abitati – sia in aree collinari che pianeggianti – e l’affermazione di un’economia produttiva basata sull’agricoltura e l’allevamento del bestiame. Contestualmente si assiste alla diffusione di villaggi agricoli nei dintorni di Altamura, del Pulo, di Gravina-Botromoagno e nei territori di Ruvo e Minervino, come documentato dall’alto numero di tombe rinvenute.
Con i secoli VII e VI a.C. i rapporti commerciali con la Grecia e le colonie magnogreche favoriscono il differenziarsi delle genti peucete dai Messapi e dai Dauni. Le capanne con tetto stramineo vengono sostituite da case rettangolari ispirate al modello greco con tetto di tegole. Anche la ceramica attesta il processo di ellenizzazione con l’affermazione dei principali motivi della decorazione geometrica (svastica peduncolata, la croce di malta ed il gallinaccio). Al contrario la tradizione indigena protostorica conserva il rituale funerario ad inumazione con postura rannicchiata, con predominanza di ceramiche di importazione nei corredi.
Il periodo successivo è caratterizzato da una serie di conflitti tra popolazioni italiche, determinati principalmente dalle tendenze espansionistiche di Oschi e Sanniti, e poi dal consolidamento dell’alleanza tra Roma e i diversi centri cittadini. Questa fase è segnata dalla radicale trasformazione del tessuto urbanistico sul territorio murgiano, anche a seguito della realizzazione del nuovo tracciato della Via Appia, di collegamento sia con il sud dell’Italia che, attraverso la Via Traiana, con le aree costiere e le compagini territoriali dell’Oriente. Lungo l’arteria, in corrispondenza delle pendici murgiane, si sviluppano alcune importanti stazioni di sosta quali Ad Pinum (forse l’attuale Spinazzola), Silvum (Gravina), Blera e Sub-Lupatia (forse la zona di Jesce, a sud-est di Altamura). In questa fase si registra una lenta e radicale romanizzazione che ha la sua massima espressione nella centuriazione delle aree pianeggianti, quali Butuntinus (di Bitonto) e Rubustinus (di Ruvo). Contestualmente si verifica una profonda azione di disboscamento, per ricavarne spazi dedicati alla pastorizia stanziale e transumante, dove arrivano a svernare le greggi appenniniche del Sannio e dell’Abruzzo.
Con la fine dell’Impero romano l’area dell’Alta Murgia ricopre una funzione periferica e assiste ad una parziale contrazione demografica, che da vita ad un tessuto frammentario e autonomo, articolato in micro contesti ciascuno con specifiche dinamiche insediative. Se da un lato l’area a nord delle Murge è quella che registra una maggiore concentrazione e frequentazione, dall’altro le Murge occidentali mostrano un contesto articolato in ville imperiali, insediamenti agricoli (vici) o semplici fattorie, come documentato nei dintorni di Gravina nella valle del Basentello.
Di contro, le aree interne, così come quelle verso la costa, sono più soggette allo spopolamento. È con le guerre greco-gotiche, nella metà del VI secolo d.C., che si registra un maggior spopolamento dell’area, tanto da far ipotizzare ad una profonda contrazione dei centri vicanici e municipali. A seguito del passaggio dei Goti si verifica la diffusione del culto cristiano, la cui massima testimonianza archeologica la si rintraccia in ambito rurale nell’edifico di culto di Belmonte, presso Altamura.
Durante l’alto Medioevo l’Alta Murgia ricopre un ruolo secondario, di confine tra la zona di controllo longobarda e quella greco bizantina. Un nuovo spopolamento contraddistingue questi territori; i nuclei abitati utilizzati nei secoli precedenti vengono in larga misura abbandonati e si creano nuovi insediamenti all’interno di grotte e anfratti rocciosi.
È con la dominazione bizantina che si può iniziare a parlare di veri e propri centri abitati a profilo urbano, soprattutto quelli sul versante occidentale, quali Minervino, Montemilone, Acquatetta, Montepeloso e Gravina. Durante la dominazione normanna e in seguito prima con Federico II e poi con gli Angioini, si afferma invece una nuova fase in cui il sistema insediativo prevalente è quello castellare. Sorgono strutture difensive a Ruvo, Altamura, Spinazzola, Castel del Monte, Gravina, Garagnone e Santeramo. Il sistema ha come unico scopo quello di sviluppare un controllo ad ampio raggio dei territori, allo scopo di realizzare una più efficace gestione delle attività agricole. Valga come esempio il castello di Garagnone, posto a controllo del commercio del grano, nel punto in cui la Via Appia antica incrocia le direttrici verso Ruvo, Corato, Andria, e più in là verso la costa, Barletta. Durante l’età angioina e aragonese il tessuto dell’Alta Murgia vive un nuovo processo di ridefinizione delle aree in termini funzionali, connesso con l’incipiente crescita pastorale e con la riorganizzazione messa in atto con la famosa Dogana menae pecudum del 1433: le terre di Bitonto, Ruvo, Corato, Andria e Minervino costituiscono il cosiddetto “Riposo delle Murge”, cosi come la parte occidentale dell’Alta Murgia da vita al grande “riposo generale”, articolandosi tutte in difese, saldi, locazioni e altre tipologie di controllo e amministrazione previste dalla Dogana. Questo permette di assegnare le terre a tutti coloro in grado di insediarsi in queste zone, compresi eventuali forestieri, come ad esempio i pastori abruzzesi, che incominciano ad occuparle in modo radicale (ne è prova la presenza di toponimi abruzzesi accanto a quelli pugliesi).
A partire dal XVI secolo si assiste ad uno sviluppo insediativo, che rimarrà immutato nei secoli successivi e che costituirà il patrimonio culturale e architettonico che ancora adesso caratterizza il paesaggio dell’Alta Murgia. Sorgono le masserie, i jazzi, i casini: l’edilizia rurale ha ora un ruolo ormai connesso indissolubilmente con l’attività agricola condotta in questi territori.

I confini del Parco

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Tipo post
Bene culturale
Parco nazionale